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Food delivery: il ristorante a casa tua

Nella nostra società, sovente capita di sentirsi schiacciati dal tempo, che sembra sempre più fugace e incontrollabile. Di conseguenza, chiunque, che sia uno studente o un lavoratore, desidera avere la possibilità di risparmiare del tempo. Questo desiderio collettivo ha contribuito alla nascita del food delivery: diverse aziende hanno infatti tentato di intercettare questo bisogno fondamentale. Analizziamo, pero’, in maniera sintetica, il concetto di base, insieme alla nascita del food delivery, per poi passare alla sua graduale crescita a livello mondiale, approdando al suo notevole incremento in questo anno nefasto.

Ci potremmo, dunque, porre la seguente domanda: dove esattamente è nata la prima azienda a domicilio? Ci troviamo in India, a Mumbai per la precisone, nel 1890. Nasce proprio qui una figura particolare, nota come “dabbawala”, ovvero “colui che porta la scatola”. Questa semplice idea porta ad una vera e propria rivoluzione del mondo del cibo. Da qui nasce, infatti, la nostra comune concezione del pranzo a sacco, concetto ora profondamente radicato. Arriviamo ai noi giorni nostri, analizzando il caso degli Stati Uniti, ovvero una delle nazioni che si é garantita il primato nell’economia mondiale, nel 1995 introdusse una piattaforma, nota come World Wide Waiter. Questa uni oltre a una sessantina di ristoranti della Silicon Valley. Anche in Italia, i dati ci dicono che la consumazione attraverso la food delivery é in forte crescita.

FIPE, ovvero la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, nel 2019 ha rilevato che più del 30% della popolazione ordina da delle piattaforme di consegna a domicilio.

Si possono evidenziare, in particolare, diverse tipologie di piattaforme food delivery. In primo luogo, vi è l’order only. Questa piattaforma si pone come intermediario tra la domanda e l’offerta. Inoltre, l’addetto alla consegna, di norma, é un dipendente del ristorante che consegna. Tra i notevoli vantaggi di questo sistema, troviamo anche la pubblicità immediata che il ristorante ottiene dal semplice inserimento del suo nome all’interno della piattaforma. Vi é, dunque, un aumento esponenziale di consumatori in una determinata area geografica. Un esempio familiare di questa tipologia di piattaforma potrebbe essere Just Eat.

In seguito, vi è l’order and delivery. In questo caso, la piattaforma si occupa di portare gli ordini aggiuntivi al ristorante, occupandosi anche della consegna di questi ultimi. Infine, troviamo Full-Integrated, che coinvolge proprio anche il processo produttivo del cibo. Tuttavia, questa idea non si é ancora diffusa in Italia. Nondimeno, altri esempi di piattaforme online sono My-Menu, Just Eat, il più noto e longevo, e Glovo.


Arrivando alla nostra epoca, ovvero quella del coronavirus, sicuramente questo mercato ha subito dei colpi duri. Durante questo periodo di pausa coatta, nella quale diverse categorie di imprese hanno dovuto chiudere le loro attività per arginare la diffusione del coronavirus, la rete, infatti, ha preso il sopravvento in tanti ambiti, tra cui la food delivery.

Al fine di mantenere le loro attività moderatamente attive, diversi ristoranti e bar hanno, infatti, incominciato ad optare per la diffusione dei loro prodotti attraverso la rete.

Dunque, molte realtà si sono organizzate per consegnare il cibo in delle maniere più sicure, minimizzando il rischio di contagio. É stata, ad esempio, implementata una funzione all’interno di Deliveroo, secondo la quale il fattorino, dopo aver consegnato la borsa termica contente il cibo, é costretto ad allontanarsi di almeno due metri. In tale modo, il cliente può essere in grado di prelevare il cibo in sicurezza. Un altro esempio, di Just Eat, è la modalità di pagamento contactless, dunque senza contanti, minimizzando il contatto. Tuttavia, molti fattorini hanno contestato una totale assenza di interesse da parte delle loro aziende riguardante la loro tutela. Alcuni infatti si sono addirittura attivati in maniera autonoma. Inoltre, un’indagine di Morgan Stanley ha rilevato che già un buono malattia in condizioni normali porterebbe proprio a un incremento dei costi per la delivery tra il 10% e 40%. Ciò che è importante desumere é che purtroppo il lockdown non ha favorito neanche questo settore. Lo stesso New York Times, ha affermato che le perdite di Uber sono cresciute del 190%.



Tuttavia, molte aziende ora stanno cercando il modo per rieventarsi, anche proprio attraverso le consegne a domicilio mediante social media, dunque Whatsapp, Facebook e Instagram. Acquisendo dunque un contatto diretto con i possibili clienti. Altri ristoranti hanno addirittura utilizzato dei taxi per le consegne. In ultima analisi, é importante prendere esempio da questi comportamenti, poiché è proprio lo spirito di adattamento, anche alla situazione più sfavorevole, a garantire il successo.


Alessia R.

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